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Al Salone di Parigi 2012, Marchionne, fotografa il momento di crisi del settore automobilistico europeo.

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Nonostante la ragguardevole esposizione di novità auto e veicoli offerta al Salone internazionale dell’auto di Parigi, 2012, il mercato europeo sta attraversando un periodo di forte recessione; a tal proposito, l’Amministratore Delegato Fiat e Presidente Chrysler, Sergio Marchionne, ha ampiamente esposto le sue idee e proposte durante una conferenza stampa, durata più di un'ora, rispondendo ai giornalisti intervenuti, circa le difficoltà e incertezze del mercato dell’industria automobilistica, dei progetti futuri in termini d’investimenti e partnership straniere, del confronto dei vertici dell’azienda con le istituzioni, in un contesto occupazionale e di mercato molto difficile qual è quello attuale.

Come risposta alle domande su ipotetici aiuti “esterni”, il numero uno della Fiat, ha specificato che non è richiesto al governo italiano alcun incentivo, ma piuttosto di operare una riforma “anti zavorra” del fisco che renda più competitivo il paese favorendo l'export e attirando gli investimenti d’imprenditori e costruttori esteri interessati a produrre negli stabilimenti italiani.

Il tema dei “nuovi investimenti” è stato lo spunto per una sfaccettata riflessione: Marchionne ha chiarito che il Centro Stile continua a sviluppare nuove idee e modelli ma che la congiuntura attuale non favorisce nuovi investimenti, da lanciare su un mercato non pronto ad assorbirli.
Al momento, il progetto aziendale più produttivo consiste nello sfruttare la rete industriale italiana a sostegno delle esigenze del mercato estero, soprattutto quello nordamericano, per far fronte alla notevole richiesta di Jeep, legata alla politica monetaria intrapresa e a cui l'Europa dovrebbe ispirarsi.
A questo riguardo, l’Amministratore Delegato Fiat ha detto che la fusione tra Fiat e Chrysler era "un atto dovuto" ed è ancora "da completare" e che: "Senza Chrysler avremmo sofferto le pene dell'inferno in Europa".

In merito ai rapporti con le istituzioni, il manager del Lingotto ha riaffermato la volontà di estraneità del gruppo a Confindustria, con cui continua a non condividere le prospettive, malgrado il cambio della leadership. Descrive, invece, rapporti distesi con l'Unione Industriali e con i presidenti del Consiglio Italiano Mario Monti, e quello della BCE, Mario Draghi, tanto da sorprendere con la battuta: "Mario diventerà" nome santo".

Ad entrambi viene caldamente proposto di aderire al modello statunitense di abbassare i tassi di interesse, per favorire l'industria, gli investimenti e le esportazioni.

 

Fonte originale: http://www.infomotori.com

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